Il mare, i suoi frutti e la sua fauna. La Puglia protagonista dell’edizione 2019 inaugurata oggi nel porto antico di Genova. In apertura un confronto sul clima che cambia, ogni giorno in programma dialoghi e laboratori.

Un viaggio entusiasmante lungo il tacco d’Italia, un itinerario esperienziale unico alla scoperta di presìdi, Aree Marine Protette, Parchi terrestri. Inaugurata nel porto antico di Genova la IX edizione di “Slow Fish” dedicata al mare come bene comune.

Fino al 12 maggio un palcoscenico ideale per far conoscere i tesori di Puglia, partendo dalla valorizzazione del suo capitale umano, quello sul quale investire per valorizzare il patrimonio marino di una regione che in questo vuole essere protagonista. Riflettori accesi, dunque, sui pescatori e sulle loro storie, sui giovani ricercatori accomunati dall’amore per il mare, la costa la sua diversità.

Una promozione fortemente voluta dalla Regione Puglia, da Unioncamere, oltre che da Slow Food Puglia.

Il mare di Puglia e la sua gente, la sua biodiversità, la sua cultura e le sue tradizioni.

Slow Fish 2019 sarà anche luogo ideale per presentare i risultati del progetto CAP Salento con i suoi tre presìdi del mare presenti nella Riserva Naturale Statale e Area Marina protetta di Torre Guaceto, nell’Area Marina Protetta di Porto Cesareo e nel Parco Naturale Regionale Litorale di Ugento.

Si parlerà di Taranto e del Mar Piccolo , del progetto ECOPAMAR, Ecomuseo del Mar Piccolo e della Palude la Vela, della cozza nera tarantina, dei pescatori di Bari, dei laghi di Varano e Lesina, della comunità dei pescatori dell’Area Marina Protetta delle Isole Tremiti.

Oggi, in occasione della giornata inaugurale, omaggio al crudo con cene territoriali, dialoghi e laboratori a tema.

“A Slow Fish, la Puglia, dalle isole Tremiti al Salento, sarà assoluta protagonista – ha esordito Marcello Longo, Legale Rappresentante di Slow Food Puglia- lo saranno i pescatori che racconteranno le proprie esperienze e al fianco dei quali stiamo lavorando, di concerto con l’Assessorato Regionale all’Agricoltura, per assicurargli un futuro, i pescatori che sono custodi di un patrimonio inestimabile, di buone pratiche che vanno gelosamente custodite e salvaguardate. Il progetto di Torre Guaceto, ad esempio, è stato replicato in altre tre Aree Parco, tra le quali le Tremiti, Lesina e Varano. In Puglia puntiamo ad una sostenibilità a 360 gradi, questo è l’obiettivo; siamo conosciuti nel mondo per i sacrifici fatti su questo fronte negli ultimi 20 anni, grazie soprattutto al forte sostegno della Regione, e questa è la strada che dobbiamo continuare a percorrere con la convinzione e la determinazione che ci contraddistinguono”

In apertura dei lavori, la testimonianza di Cosimo De Biasi, pescatore di Torre Guaceto che ha raccontato come è cambiata la sua vita professionale grazie a Slow Food. “Prima pescavamo ogni giorno- ha esordito- oggi abbiamo imparato a rispettare i tempi del mare e della sua fauna, non peschiamo più i pesci piccoli ed utilizziamo attrezzature adeguate. Siamo in sei e, negli anni, abbiamo imparato a collaborare tra noi. All’inizio non abbiamo accolto bene le novità normative legate alla nascita della Riserva di Torre Guaceto, sembrava che qualcuno ci stesse togliendo un parte del nostro mare. Poi abbiamo capito ed abbiamo abbracciato la causa anche noi. Oggi – ha concluso Cosimo De Biasi- facciamo anche pesca turistica e ci piace accompagnare i visitatori alla scoperta dei pesci e delle bellezze che popolano una Riserva che sentiamo nostra”

Nella sessione pomeridiana, si è tenuto un dialogo sul tema: ” Il clima che cambia?” e sulla conseguente necessità di fronteggiare un’invasione di pesci serra o di altre specie aliene come il granchio blu, predatori che mettono a rischio gli equilibri degli ecosistemi marini.

Sono intervenuti: Marcello Longo, in qualità di Legale Rappresentante Slow Food Puglia, Alessandro Ciccolella, biologo marino e direttore della AMP di Torre Guaceto, Angelo Massaro per Slow Food Puglia e Paolo Fiume, delegato AVAMPOSTO MARE Ciheam Bari che ha dichiarato “Attraverso le navi che portano merci in Europa, passando per il Mediterraneo, arrivano specie aliene che costituiscono una minaccia per la fauna marina. Nelle acque di zavorra si annidano specie come il granchio blu che, non avendo predatori che possano limitarne la presenza e quindi la minaccia, si sono potute moltiplicare, creando grossi problemi all’ecosistema marino. Le attività progettuali che stiamo realizzando, sono finalizzate alla risoluzione di queste criticità. Ad esempio in Tunisia, comunità di Zarzis, il granchio blu ha danneggiato le reti e, nello stesso tempo, predando pesci che hanno mercato ittico, ha comportato perdite di reddito e gravi danni. In una comunità egiziana, Marsa Matrouh, invece, questo problema è stato superato tramite elaborazione di nuove preparazioni ed attività formative sull’utilizzo gastronomico di questi predatori creando una certa consapevolezza ed incentivando l’investimento verso queste comunità che in genere dispongono di risorse modeste. Ad esempio le mogli dei pescatori hanno imparato a preparare e trasformare il granchio blu creando sinergia professionale e parentale”.

La giornata inaugurale si è conclusa con una cena didattica, dedicata alla città di Bari e ai suoi pescatori, con una degustazione di prodotti tipici del territorio e della tradizione, come riso patate e cozze e pesce maltagliato, muggine e pesce serra, abbinati a vini del capoluogo pugliese e zone limitrofe, come il Bombino Nero in rosato, esemplare DOCG del Caste del Monte.