Il matrimonio tra Masseria Baroni Nuovi e Mulinum è stato ufficializzato nel luglio 2018. A novembre, precisamente sabato 17, il Mulinum “di Puglia” è stato presentato da Stefano Caccavari, padre dell’idea nata in Calabria, a San Floro, nel 2016.

Una storia lunga due anni, due lunghi anni pieni di vicissitudini. Una storia di passione e successo, e scoprirete anche di fiducia, quella di Mulinum raccontata da Stefano nell’evento di presentazione a Mesagne, nelle sale della Masseria che, per l’occasione, ha ospitato una degustazione “prematura” di olio dell’azienda agricola di Baroni Nuovi, prematura perché Caccavari è riuscito a convincere la famiglia Campana a produrlo in anticipo per abbinarlo al Pane Brunetto di San Floro.

“Un anno fa conosco Cosimo Blè, in un convegno a Lecce e che, insieme a Piero Pasimeni, uno ha un alimentari, l’altro una attività commerciale che si occupa di turismo – racconta Stefano durante l’incontro -. I due sono soci e in comune hanno l’ambizione di difendere il territorio. “A Mesagne è pieno di aziende agricole, e siamo famosi per i pomodori e i carciofi, un po’ meno per il grano ma lo vogliamo fare”, mi dicono. Benissimo, però, abbiamo bisogno di soci: il 13 novembre conosco la famiglia Campana e incontro altri imprenditori e successivamente vado a vedere i terreni agricoli della masseria” continua il racconto.

L’idea è quella di utilizzare i 100 ettari di terreno che la masseria mette a disposizione del progetto Mulinum per fare, sulla Sp44, la strada provinciale che lambisce Mesagne in terra di Brindisi, campi di grano intorno all’edificio. Quel grano diventerà farina e la farina un prodotto da forno. nel Mulinum si costruirà una sala degustazione, con la macina a vista dietro una vetrata, così si potrà mangiare e vedere come nasce quello che c’è nel piatto.

Tutto questo per avere a Mesagne il terzo Mulinum d’Italia, dopo San Floro in Calabria e Buonconvento in Toscana.

Ora Mesagne ha un srl Mulinum con diversi soci che hanno un quinto del capitale necessario per potare a termine un progetto che, in Calabria (dove è nata la filiera), ha posato la prima pietra solo grazie a un crowdfunding di ben 500 mila euro arrivati da medici, avvocati, comuni cittadini che nulla avevano a che fare prima con l’agricoltura, ma che hanno creduto nel progetto di un territorio migliore e più vicino alla propria vera identità. Ecco perché quella di Stefano è una storia di passione, successo e soprattutto fiducia.