MaMaà, come Marcello e Massimiliano, quei due di Cantine Apollonio. MaMaà, come Madre Terra, perché disse bene Luigi Veronelli: “Il vino è il canto della terra verso il cielo”. E MaMaà è il nome dato al nuovo progetto di Cantina Apollonio che si articola in tre etichette:  Verdeca bianco, Susumaniello rosato, Negroamaro rosso.

Tre nuove proposte che amplificano quel canto della terra verso il cielo e incrementano il già ricco ventaglio di proposte enologiche della Cantina di Marcello e Massimiliano, i due soldati in prima linea nella conduzione di un’azienda vinicola che rinnova ogni giorno il suo rapporto privilegiato con il territorio e il suo habitat naturale.

Per sancire questa sinergia la Cantina Apollonio ha presentato nei giorni scorsi, in una doppia degustazione, con giornalisti e addetti ai lavori, “Mamaà”, vino che già nel nome esprime il desiderio di celebrare il rapporto dell’azienda con la sua terra e il suo territorio. Cantine Apollonio ha presentato il progetto a Monteroni, in provincia di Lecce, nel caldo Salento non troppo lontano dalla città barocca per eccellenza, ma la Cantina è nata ad Aradeo nel 1870.

Quello che unisce Marcello e Massimiliano Apollonio è l’impegno costante nell’attuazione di quella filosofia produttiva che coniuga la creazione di vini di qualità e la salvaguardia dell’ambiente.

Il progetto “Mamaà” segue la politica enologica della Cantina, rinnovando la scelta naturale e identitaria che contraddistingue l’azienda, specializzata nel recupero e nell’impiego di vitigni autoctoni e nella produzione di vini di qualità, spesso anche destinati all’invecchiamento.

Quasi una scommessa, la scelta “naturale” (la Cantina Apollonio si distingue infatti per l’affinamento in legno): pressatura soffice delle uve, fermentazione esclusivamente in acciaio, brevissimo affinamento in bottiglia. Una scelta che presuppone materia prima di altissima qualità, confermata anche dalla collaborazione con aziende che adottano processi di produzione sostenibili e bottiglie riciclabili, perché – Marcello e Massimiliano Apollonio ne sono convinti – “ognuno deve fare la sua parte per tramandare alle generazioni che verranno un ambiente più sano e più pulito”.

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Una storia di terra e passione, quella della famiglia Apollonio, indissolubilmente intrecciata con il destino dell’omonima cantina che oggi esporta in 36 diversi Paesi del mondo e che continua a produrre vino con gli

stessi metodi cari ai suoi fondatori, pur applicando le tecnologie più spinte nell’ottimizzazione del processo produttivo e nella commercializzazione delle sue etichette.

I vini della Cantina Apollonio, specializzata in etichette da invecchiamento, sono infatti realizzati seguendo le antiche regole della vinificazione e valorizzando i vitigni identitari del Salento, ma senza tradire le esigenze di rinnovamento imposte dai nuovi gusti dei consumatori. I fatti danno ragione a questa scelta, se è vero che la Cantina Apollonio ha conquistato, negli anni, diversi premi e riconoscimenti nei più importanti concorsi nazionali e internazionali. Linee guida dell’azienda sono la rigorosa selezione di uve esclusivamente autoctone – Negroamaro, Primitivo, Malvasia nera di Lecce e di Brindisi, Susumaniello, Bianco d’Alessano e Verdeca.

In linea diretta, insieme con l’amore per la vite, le generazioni Apollonio degli ultimi due secoli – la Cantina Apollonio nasce ad Aradeo nel 1870 – si sono tramandate anche una grande capacità di apprezzare e valorizzare l’arte, la cultura, lo spettacolo. I vini Apollonio, realizzati dall’enologo Massimiliano e venduti per il 95 per cento all’estero, affondano le loro radici – non solo come vitigni – nel territorio da cui provengono: la linea “Mani del Sud”, il “Valle Cupa” e il “Divoto” sono etichette nobilitate da versi di grandi poeti salentini come Giovanni Bernardini, Laura D’Arpe e il grande Vittorio Bodini, cantore del Sud e delle sue contraddizioni.

Nel 2005, invece, è nato il Premio Apollonio, serata di spettacolo che si tiene nel Rettorato dell’Università del Salento a Lecce, si avvale della direzione artistica di Neri Marcorè e trae origine dal desiderio di Marcello e Massimiliano di omaggiare i propri genitori, ma anche e soprattutto di celebrare i pugliesi che danno lustro alla regione di nascita nel campo dello spettacolo, della letteratura, del giornalismo e della creatività in generale. Presenza ormai fissa e di prestigio della programmazione culturale pugliese, il Premio ha visto ospiti della caratura di Franco Battiato, Francesco De Gregori, Gianni Morandi, e premiati altrettanto illustri: per citarne solo alcuni, Renzo Arbore, Ennio Capasa e, di recente, il Premio Oscar Helen Mirren.

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