La pesca si sta fermando, e non per il coronavirus, ma perché abbiamo dimenticato di mangiare il italiano.
Facciamoci tornare la memoria!

L’appello dei pescatori e i consigli del nutrizionista – video

Mangiamo sano e mangiamo italiano
#iocomproitaliano

I pescatori italiani lanciano un appello.È il momento di comprare italiano. È il momento di comprare pugliese. È il momento di dimostrare che ci vogliamo bene.AIUTIAMOCI ANCHE COSÌ. MANGIAMO SANO E MANGIAMO ITALIANO#iocomproitaliano ❤️🇮🇹

Pubblicato da Vieni a viaggiare in Puglia su Sabato 14 marzo 2020

Questo l’appello dei pescatori italiani, sosteniamoli comprando italiano e condividendo il loro video.

Conviene a loro, a noi, per la salute e per l’economia.

Meglio mangiare locale, meglio per il territorio, dal punto di vista ambientale, economico, e mai come ora per la nostra salute.
Il nutrizionista consiglia, “meglio il nostro pescato perché fresco e di stagione e poi, selvaggio, ha un miglior apporto nutrizionale”. Quindi via a cefali, lombrine, ricciole, sardine, alici, gronco, palamita, aguglie e tante altre piccole specie. Ricche si grassi buoni, e povere di metalli pesanti.
A parlare è Domenico De Mattia, biologo nutrizionista, fondatore e presidente dell’associazione Alia Fastigia, salute, benessere e cultura alimentare.

Domenico De Mattia – nutrizionista

Dottore, perché è meglio il pesce azzurro locale?
“Intanto perché è fresco, viene pescato in zona e venduto in giornata. Ed è di stagione, il pesce di stagione ha qualità migliore. Si tratta di pesci piccoli con meno accumulo di metalli pesanti, sono selvaggi e quindi meno grassi, utili anche a mantenere la linea, e sopra ogni cosa sono più sani”
Meglio anche nel rispetto della natura, giusto?
“Sì perché questo pesce viene pescato con reti da posta e non fa danni al fondale, come può fare lo strascico che i piccoli pescatori non fanno. Questi sono i vantaggi oltre al fatto che se vado a prendere un pesce dai piccoli pescatori è un pesce più piccolo con minor quantità di metalli pesanti. Tonno rosso, pesce spada non è dei nostri mari e non è della stagione e sicuramente non ricchi di sangue e ferro come la nostra palamita o i tonnetti”.
E allora perché si sceglie pescato non locale che ha anche meno valori nutrizionali?
“Perché è più facile da preparare: è senza spine, o ne ha meno, e poi gli altri hanno forse un sapore più forte, ma solo perché non siamo più abituati a mangiarli. Ma essendo più piccoli per specie hanno meno metalli pesanti (mercurio per esempio) e sono salutari”.
E che ne pensa del pescato di allevamento?
“Che è come mangiare un pollo allevato in batteria: anche se vengono allevati in mare, questi pesci non sono selvaggi, e vengono trattati con mangimi che favoriscono la crescita e a volta con farmaci per aumentare la produzione. Un pesce in cattività è un pesce che smaltisce di meno e conserva più sostanze inquinanti. Ed è più grasso, ma non di un grasso buono come gli omega 3”.
Quindi quali svantaggi vede nel consumo di pesce azzurro?
“Da nutrizionista nessuno svantaggio, da persona comune, invece, l’unico svantaggio che avverto è che è di difficile reperibilità. Se vado in banchina ad acquistarlo non trovo il pesce che vorrei perché magari ne è stato pescato altro. Insomma, l’offerta potrebbe non soddisfare la domanda”.
Chiamiamolo svantaggio, ma è in realtà un tornare a farci dare delle regole buone dalla natura. In sostanza, il mare può sovvertire i programmi commerciali dell’uomo?
“Sì assolutamente, è uno svantaggio economico se vogliamo, uno svantaggio per la nostra cultura occidentale che vuole avere tutto ciò che si è prefissata, ma la natura ha altre regole. Questo aiuta ad adattarsi, a improvvisare, ma non aiuta chi ha dei menù fissi che deve poter e saper cambiare in base al pescato del giorno”.
Ma in questo momento sarebbe bene cambiare abitudini, sia per noi e la nostra salute che per l’economia locale. E superato questo brutto momento come mantenere delle buone abitudini?
“Magari si potranno creare dei gruppi whatsapp con i pescatori e i clienti, ristoratori in principal modo, in cui si informa del specie in vendita dopo la battuta e così avvicinare venditore e acquirente, qualora interessato. Un po’ come già si fa con i gruppi di acquisto solidale. E aggirare il problema del non potersi organizzare con le preparazioni dei piatti e far risparmiare a tutti tempo e fatica. Unico limite di questi acquisti solidali per il pesce è che la domanda non può essere sempre soddisfatta, cosa che bene o male avviene per i prodotti da coltivazione o caseari. In questo caso devi essere versatile, e forse questo non è proprio un limite ma aiuterebbe anche ad aprire le nostre menti al nuovo e alla creatività”.