“Puglia”, non solo sulla bocca di tutti ma nella bocca di tutti. Da qui parte la rivoluzione.

Il progetto Puglia Lab, raccontato a tavola lunedì, 30 settembre scorso, a Bari, con la “stella Michelin” Felix Lo Basso e una brigata d’eccezione: sette giovani chef, pugliesi e lucani, insieme nelle cucine del ristorante sulla Terrazza Murat del Palace Hotel. Per fare scuola. E mica di gastronomia e basta.

La notte stellata sulle terrazze del Palace non è fine a se stessa. Continua. Continua a ispirare la parte migliore di noi e di tanti nuovi amici che ci stanno contattando per entrare in squadra. Ce la possiamo fare, le nuove generazioni possono riscattarsi dall'immobilismo, anche la nostra terra, con i suoi grandi palcoscenici, merita eventi di spessore. Ed il coworking – come abbiamo dimostrato – può diventare realtà. Perché se è stata una serata bellissima il merito è di tutti gli addetti ai lavori, dai cuochi agli sponsor, ai sommelier Ais, alla proprietà dell'hotel, ai media, alle istituzioni.Un ringraziamento speciale al direttore della fotografia, autore del meraviglioso video, Luca Desiderato.Ah, il fine non è quello di organizzare "cose" cosi… questo è solo l'inizio.

Pubblicato da Mario Bolivar su Venerdì 4 ottobre 2019

Il video della serata realizzato dall’organizzazione e pubblicato da Mario Bolivar Pennelli


Hanno sfilato dalla cucina ai tavoli i piatti di: Felix Lo Basso Felix Lo Basso Restaurant, Milano; Vito Giuseppe Paradiso Palace Hotel, Bari; Leonardo D’Ingeo Storyteller, Corato; Vito Giannuzzi Borgo Bianco Resort & Spa, Polignano a Mare; Giovanni Cifarelli MH Matera Hotel Giardini Venusio Sala; Giuseppe Boccassini Memorie, Trani; Grazia De Palma personal chef; Eustachio Sapone Pasticceria Dolceria Sapone, Acquaviva delle Fonti. Drink affidati a Tommy Colonna pluripremiato cocktail-maker

La gallery, con alcune delle speciali creazioni, in fondo all’articolo

“Lo abbiamo capito che se il territorio cammina è perché cammina sulle gambe di tutti? Quindi, contrapponiamo il pessimismo della ragione all’ottimismo della volontà”: l’appello, a chiosa conclusiva, di una serata, si può dire, perfetta è di Mario “Bolivar” Pennelli che, con il socio, lo chef Gigi Rana, dedica anima, cuore e gambe a valorizzare “il territorio” attraverso il cibo.

“Cibo”, una parola che racchiude tante cose: prodotti, persone e, soprattutto, momenti che sono capaci di unire. Come la cena “Ritorno”, la cena di un lunedì sera che ha salutato questo settembre 2019 e che rimarrà negli annali per rarità.

Intanto, perché è stata la “prima volta” dei due visionari event creator a casa loro, Bari, e poi perché il “ritorno” in Puglia, nel capoluogo, almeno per una sera, è stato anche quello dalla stella Michelin, Felix Lo Basso, nato a Molfetta e trapiantato a Milano, nelle cucine fronte Duomo del suo omonimo ristorante, per finire (ma senza ordine di importanza) all’unicità di un “dream team”, come lo hanno subito ribattezzato, di ben 8 cuochi, e che cuochi. Sette giovani chef e lui, Felice, che ha deciso di investire il suo tempo e le sue esperienze mettendosi a servizio del territorio, pugliese e lucano, e del progetto.

Il “Puglia Lab”: l’’associazione di cuochi, produttori, sommelier, blogger, giornalisti, qualunque figura che rappresenta il mondo del food e della Puglia. 

Promesse mantenute, occhi lucidi, applausi sinceri e voglia, quasi irrefrenabile, di alzarsi in piedi e gridare “bravo fratello, l’hai detto. Finalmente qualcuno che lo dice”.

Una cena che non era solo una cena, ma molto di più. Era riscatto, quello di un territorio che vuole rialzare la testa. Un territorio che c’è, lo sappiamo, e lo sanno bene anche fuori dai confini, dove lo premiano, lo stimano e lo amano. Più di quanto lui stesso sia capace di fare con sé.

E anche questo lo sappiamo tutti. Anzi, lo diciamo continuamente, tutti.

E allora cos’è che “finalmente qualcuno dice”?

Che per regalare il sapore del riscatto ci vuole il rammarico di una sconfitta e l’orgoglio di un successo.

Sì, via, togliamo quel velo, il re è nudo. Ormai. Spogliamolo anche nelle conferenze più ingessate, senza paura di essere indigesti, anche nei pranzi istituzionali, o senza vergogna nelle serate eleganti. Qualcuno deve pur iniziare a farlo, qualcuno deve pur salire sul banco e rompere gli schemi, e far risuonare quel “barbarico yawp”.

Perché parliamo sempre territorio per non fare nomi e cognomi, come se un territorio vivesse di vita propria, e avesse una sua anima. È sì, i territori un’anima ce l’hanno, ma a fare l’anima di un territorio ci vuole la sua storia.

E le storie chi le fa se non le persone?

Quindi diciamolo pure che, sì, questo territorio vuole rialzare la testa, ma che a fargli lo sgambetto sono state le sue persone.

Perché prima si ha il coraggio di guardare in faccia la verità, prima ci si fa un bel mea culpa, ci si assume le proprie responsabilità, e prima si avvia quel processo di cambiamento della cultura. Di pulizia del karma della propria anima e di quella di un intero territorio.

E fa male, e fa tremare, sentire parlare di trincee e guerre due giovani, ma la verità va detta anche quando scomoda. Soprattutto quando è scomoda.

“Io e Mario viviamo in trincea perché vogliamo favorire il ricambio generazionale dell’enogastronomia e spesso non siamo capiti. Oggi, credere nel ricambio generazionale è quasi un’utopia, ma sentiamo questo come un compito e non possiamo che ringraziare istituzioni e imprenditori che in questa ambizione ci sostengono” a parlare è Gigi Rana, chef ma prima di tutto artista, creatore. Di piatti, eventi, momenti e, magari, qualche sogno. Come quello realizzato un lunedì sera di fine settembre.

Una “guerra quotidiana” che combattono insieme ogni giorno. Lui e Mario.

“Quando ci riuniamo fra noi e ci guardiamo in faccia, ci chiediamo “ma perché non siamo capiti” emergono una serie di riflessioni. Il settore, il territorio, lamenta incomprensione, e lamenta “la tassazione troppo alta” e cerca fuori di sé l’ostacolo. Ma poi tra colleghi si vede chi dà “il cinque” e subito dopo una pugnala alle spalle. Si vede chi fa festa quando anche al più piccolo, al meno competitivo, va male.

Ma lo abbiamo capito che questo non deve capitare più o no?

Lo abbiamo capito che se il territorio cammina è perché cammina sulle gambe di tutti?

Dobbiamo prendere ad esempio quello che succede in altri posti del mondo, come nella regione dello Champagne in Francia, o nelle Langhe in Piemonte, dove se a te va male arrivo io, e senza farlo sapere a nessuno, provo ad aiutarti perché così riprendiamo a camminare. Sarà dura, sarà difficilissimo, ma noi dobbiamo provare a superare i nostri ostacoli”.

Bravo Mario, l’hai detto.

La conferenza stampa di presentazione

 

E adesso si cena: ecco alcune delle speciali creazioni del “Ritorno”

 

Fior di latte di capra, pistacchio e tartufo nero – Vito Paradiso – Palace Hotel – Bari

Tartare di seppia sporca, acqua di cime di rape, limone fermentato, finocchietto marino e i suoi fiori – Leonardo D’Ingeo – Storyteller – Corato

Lingotto gold, patata al nero, lime, gambero rosso e soffice al plancton – Giovanni Cifarelli – MH Hotel e Giardini Venusio – Matera

“Amanita femmes”, cilindro di caprese al fondente al 90%, zucca, bergamotto, ribes rosso e mandorle – Grazia De Palma personal chef

“La Murgia sotto una coltre di albicocca” – Eustachio Sapone Pasticceria Dolceria Sapone – Acquaviva delle Fonti