Raffaele è l’unico maschio di tre figli, cresciuti tra ulivi e frantoio; abituati a mangiare la frutta raccolta direttamente dagli alberi, stretti in una tradizione di famiglia che si racchiude nei confini della terra di Apricena, nella dorata Daunia del maestoso Tavoliere delle Puglie.

Gli uliveti dell’Azienda Agricola Piano ad Apricena, alle pendici del Gargano

Quando viene a mancare il padre capisce che quella terra, quelle tradizioni, quel passato saranno il punto di partenza per il suo futuro. E quello della sua terra.

O meglio, una ripartenza.

“Se noi riuscissimo a tornare indietro, almeno di cento anni, e vedessimo quello che era la nostra Puglia ci renderemmo conto che nel tempo siamo peggiorati, e non di poco. Quello che avevamo è stato distrutto. Ora abbiamo il dovere di ricostruire e lo dobbiamo fare insieme, perché i nostri vicini sono una risorsa non un nemico” questo è Raffaele Piano e questa è la sua  Impresa etica.

Vuole restituire ai suoi figli e ai suoi nipoti la possibilità che i suoi nonni hanno dato ai suoi genitori. Quella di poter rimanere a casa, e non dover andare in giro per il mondo a cercare fortuna.

“Sì, perché noi la fortuna ce l’abbiamo già: io sono felice di essere nato in Puglia, nel meridione di Italia. Un territorio che ha pochi pari al mondo: e sono felice al pensiero di poter avere a pochi chilometri un mare meraviglioso, tra i più belli del pianeta, una natura incontaminata, una profonda storia e una cultura agroalimentare unica. Vorrei che i miei figli si sentissero felici e fortunati come me” dice Raffaele, che nel rilevare e rilanciare l’azienda di famiglia ha più di questa ambizione.

“Avevo tre sogni: uno lo sto realizzando ed è quello di mandare avanti con successo la mia azienda, l’altro è essere da esempio per altre aziende, un esempio positivo di coraggio e volontà, perché fare impresa nel meridione è possibile, e il più grande sogno di tutti è quello di creare le basi, con l’aiuto di altri come me, per ricostruire l’identità del nostro territorio. Dobbiamo ricostruire la nostra autonomia per far rimanere le giovani generazioni in Puglia, una terra che ci dà tutto quello che ci serve per creare ricchezza, vivere di quella e moltiplicarla”. Sogna un distretto dell’agroalimentare, indipendente, fertile, autonomo Raffaele.

“Pensate solo a quanto esportiamo, a quante materie prime esportiamo perché vengano trasformate in prodotti che poi noi riacquistiamo a caro prezzo e con bassa qualità” ecco perché vede il futuro in un ritorno al passato.

“Dobbiamo ricostruire quello che avevamo: qualcuno si ricorderà che avevamo mulini in ogni paese e così per ogni attività di trasformazione dei frutti della nostra terra. E’ di questo, della nostra terra, che dovremmo vivere” ne è convinto questo piccolo agricoltore, che alle pendici del Gargano trasforma e vende in filiera corta tutto ciò che i terreni di famiglia donano.

Produce pasta con grano pugliese di elevatissima qualità, trafilata al bronzo e con un’asciugatura lunga e delicata a bassa temperatura.

Produce olio, quello della cultivar di Peranzana dei suoi terreni a dieci chilometri dal mare, con tecniche da agricoltura biologica.

Con l’ambizione di fare cultura, seguendo un’etica orientata al rispetto della natura, del territorio e della salute.

E fa tutto questo da solo.

Croce e onore della sua impresa.

Ma è deciso a smettere.

“Faccio tutto da solo, studio anche nuovi metodi, tutti naturali per trattare i miei uliveti: dalla concimazione con elementi organici alle trappole per le mosche. Ma credo profondamente che il futuro sia nell’impresa etica e credo che insieme si può fare molto di più che da soli, meglio e molto più velocemente. Fare il biologico, intanto, comporta molti sacrifici in termini di tempo e di investimento economico, ma bisogna comprendere che fare biologico significa prevenire. Si fa biologico per salvaguardare la natura prima che la salute umana, quella è una diretta conseguenza del non stravolgere le regole ambientali” spiega Piano che per ottenere il massimo dalla sua cultivar usa la “tecnica del giardino naturale”, non effettua arature.

Tecnica del giardino naturale (senza arature) della cultivar di Peranzana di Agricola Piano

“Si parla tanto di biologico oggi, ma io ho seri dubbi che chi fa e chi acquista biologico sia pienamente consapevole. Io posso fare biologico se seguo le regole della natura: intanto non andando a impiantare coltivazioni in aree pedo-climatiche differenti da quelle di origine. Perché se sposto una coltivazione da nord a sud e viceversa, posso trattarla in biologico quanto mi pare ma l’errore è di partenza e posso dire di fare biologico solo sulla carta; idem per chi si mette a usare metodi tradizionali e biologici per cultivar create in laboratorio. Quindi basta ipocrisie: dove non si può sposare integralmente il metodo biologico, si faccia agricoltura integrata, e quando necessario per salvare la pianta si utilizzi anche la chimica” questo è il primo comandamento dell’agricoltura di Raffaele: le regole le detta la natura.

Secondo comandamento: ama il vicino tuo come te stesso.

“Purtroppo, questo nel meridione è più facile a dirsi che a farsi: qui si crede di poter fare tutto da soli, anzi che il vicino sia un nemico da abbattere e non una risorsa. Per cui è difficilissimo fare rete, io ci ho provato diverse volte e mai ho trovato riscontro nei colleghi” ma la delusione non ha sortito il peggior effetto su di lui.

“Sì, è difficile ma credo ancora che perseguendo le buone pratiche e raccontandole io e la mia impresa possiamo essere da esempio” conclude.

E allora “sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo” (Gandhi)