A Casa Li Jalantuùmene da Gegè Mangano, lo chef poeta di Monte Sant’Angelo apre le porte del suo regno raccontando a Vieni a viaggiare in Puglia il lungo percorso che ha compiuto negli anni per valorizzare la sua terra, il Gargano.

“Fare lo chef insegna a non aver paura del buio, a non vergognarsi quando si sbaglia, a non esaltarsi quando va tutto bene, a ricordare che senza la terra non ci sarebbe il volo”.

Chef Gegè Mangano in cucina

Una giornata ancora calda di fine estate, qualche chilometro di curve a gomito, le orecchie si tappano, scendiamo dall’auto e l’aria è frizzante. Siamo a Monte Sant’Angelo, il centro storico è interdetto al traffico veicolare, ci incamminiamo incuriositi da una fila di persone: ci accoglie una basilica, quella del Santuario di San Michele e il suo bel contrasto sul verde della vallata da dove arriviamo, a più di 800 metri sotto di noi, e un cielo azzurro di metà mattina.

Insieme all’aria fresca, a dare un senso di pulizia, fuori ma soprattutto dentro, è il bianco delle vie. Nonostante il pullulare della gente, a fare da cornice a questi attimi di profondità è il silenzio. Sarà perché Monte Sant’Angelo è il “paese sacro”.

Tra le viuzze imbiancate di calce e negozi di souvenir si apre una piazza che dà respiro ai sentieri fatti di scale e chianche. E, là infondo, anche lui vestito del suo bianco, ci salutiamo come se ci conoscessimo da sempre.

Tra le poco più 12 mila e 500 anime del paese, c’è chef Mangano. Va bene “Gegè” , non ce ne saranno poi altri di Gegè a Monte Sant’Angelo, forse neanche in Puglia. E se associ Gegè alla cucina, non ti puoi confondere neanche in tutta Italia. In tv lo riconosci dai baffetti, gli occhiali vintage e le mani grandi, ma soprattutto per quella parlata tipica del Gargano, ma con l’inflessione romana acquisita. Acquisita nei suoi viaggi per andare a raccontare dinanzi alle telecamere il suo lavoro. Alice, SkyTg1, Eat- Parade. Anzi no, il suo gioco, perché lui gioca in cucina. E allora ci si inventa anche la food comedy “Strascinati Innamorati“.

“Altrimenti il lavoro diventa un peso” è la sua filosofia. Invece, diventa amore se alla cucina si unisce la passione. Questa è l’equazione che ha fatto ricamare sui grembiuli del personale.

Poco, come se fosse una famiglia. Cioè, lo è. Lui e Ninni, la regina della casa, di Casa Li Jalantuùmene. Ninni è Anna: la signora Mangano che accoglie gli ospiti con il suo sorriso, e quegli occhi azzurri perfetti in questa giornata. Probabilmente in tutte. Il suo tocco si avvertirebbe anche senza la sua presenza, è in tutti i dettagli di questa “casa”.

Con loro c’è lui, il “principe” della sala, discreto e pacato, Gegè dice che è “il bello” di casa e lui si imbarazza.

Ma Gegè è così, è faccia tosta. Figuriamoci a casa sua. Faccia tosta e mani d’oro. Da 23 anni. Da quando è tornato in Puglia, a Monte Sant’Angelo, in quella piazza, dove ha portato quello che ha studiato fuori e ha riportato le sue radici.

Una cucina fatta a misura d’uomo. Uno. Ci si sta stretti anche a fare un’intervista, ma si sta più caldi. La cucina, si sa, è il cuore della casa. Dove si invitano gli amici.

Bello, qui gira tutto intorno al concetto di casa. E qual concetto di “stupire senza darlo a vedere”. Perché quando vai via devi sentirti felice senza sapere il perché, come quando ci si innamora. Mica lo sai cosa è successo all’improvviso, ma si sta bene ed è tutto così semplicemente “naturale” e lo rifaresti senza indugi.

Sì, si sta proprio bene qui. Credo sia questo il concetto di ospitalità, che unito al concetto di classe, fa di Li Jalantuùmene un ristorante per cui vale la pena inerpicarsi sul monte simbolo del Gargano.

Una sala elegante con quattro piccoli tavoli tondi e una più interna con un grande tavolo rettangolare. Quando l’aria permette ancora si pranza all’aperto in piazza De Galganis. Noi abbiamo pranzato all’interno in un martedì di metà settembre. Grande cura dei particolari tra semplicità ed estro, lampade fatte con tegami e quadri disegnati col vino. Viene voglia di immergersi nelle piccole storie prima di immergersi nei piatti.

Ma puntuale arriva Gegè con il suo segreto sotto la cloche, per le storie rimandiamo. Nel piatto un gioco il caldo-freddo delle foglie di papavero piccanti con la purea di fave e cipolla in agrodolce, pepe Szechuan e un filo un olio d’oliva. I sapori di sempre nella memoria di un pugliese però con sfumature che intrigano la curiosità e il palato. Per “lo straniero” un viaggio in prima nelle cucine delle nonne di Puglia.

Piatti antichi che diventano alta cucina nelle mani di Gegè. “Grazie ai prodotti di questa terra. Lavoriamo quello che la natura ci regala, secondo la tradizione, e ci aggiungiamo un pizzico di innovazione” parla al plurale Gegè perché racconta della suo concetto di cucina che si sposa con quello di altri chef del territorio. I suoi amici, “quelli con cui abbiamo messo su un’associazione per divertici e giocare, come sempre, ma con un po’ di prepotenza, anche, dire al mondo che il Gargano c’è, esiste ed è una realtà gastronomica di eccellenza”. Si chiama “Gargano. Punto e basta” questa associazione e i colleghi sono gli chef Leonardo Vescera del Capriccio di Vieste, Domenico Cilenti di Porta di Basso a Peschici e Nazario Biscotti di Le antiche sere a Lesina

Loro si affacciano e vedono distese di acqua. Lui si affaccia e vede i monti; il mare di Mattinata, o di Manfredonia, è solo una visione all’orizzonte, qui.

Ma il sapore di mare nei suoi piatti arriva e arriva anche grazie ai suoi “amici”.

Come la bottarga di muggine di Lesina spolverata su questi ravioli farciti di formaggio podolico e pepe rosa. Avvolgente.

Anche l’atmosfera è avvolgente con il padrone di casa che presenta personalmente ogni piatto. Onorato ma non ingessato.

“Il principio è esaltare i nostri prodotti, con la fortuna straordinaria che abbiamo, che Dio ci ha dato nella forza della natura noi abbiamo solo il compito di farli conoscere al mondo intero” dice Gegè e parla di un compito. “Solo un compito”, come se il talento fosse un’espressione di bellezza alla quale uno chef, come ogni artista, non può sottrarsi. Se ci credi un’espressione divina.

In questa terra poi, come la Puglia, il Gargano, con la biodiversità che Dio, o qualcosa di ben più potente di noi, ci ha regalato, è facile sentire gli echi di una profonda spiritualità.

“Monte Sant’Angelo è patrimonio naturale dell’umanità con le sue “faggete” e sito Unesco per il Santuario di Michele Arcangelo. E della cucina ci vantiamo di fare un’attrattiva, per far parlare di noi” dice.

Tant’è che, da questa piazza, da questo ristorante, di critici gastronomici ne sono passati. Eccome se ne sono passati. Ma questa è un’altra storia.

Li Jalantuùme non è solo un ristorante, bensì una vera e propria oasi di piacere: perché oltre alla cucina segnalata dalle migliori guide italiane, nella stessa piazza ecco l’enoteca Mo-Wine con la migliore selezione dei vini consigliati da Gegè, e per dormirci su, e fare davvero sogni d’oro, un’elegante b&b.

Casa Li Jalantuùmene è ospitale in tutto: quattro sono le camere, finemente arredate dalla moglie Ninni a un passo dal ristorante.

Insomma, “casa e bottega”, ma che charme.